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Chi ha paura del colesterolo? Intervista a Emanuele Calvaruso, biologo nutrizionista

Aggiornamento: 4 ore fa

Torino, 25.3.2026

Ne sentiamo parlare sempre più spesso, tra allarmismi e preoccupazioni diffuse. Ma che cos’è il colesterolo, e quando deve fare paura? Lo abbiamo chiesto a Emanuele Calvaruso, biologo nutrizionista che, quando non è da Verdessenza per il ciclo di incontri NutriMenti, si divide tra gli studi di Torino, Chieri e Poirino. E i campi da tennis.

Il colesterolo è spesso considerato come un "nemico". Come lo descriveresti a chi non ha una formazione medica?

Il colesterolo è un lipide, può essere descritto come un mattone, come un pezzo del tetris necessario a varie funzionalità dell'organismo perché forma la parete della membrane cellulari, è un precursore della vitamina D e degli ormoni steroidei ed è anche un componente importante della guaina mielinica, il rivestimento lipidico delle fibre nervose che permette la rapida trasmissione degli impulsi nervosi.


Quando diventa un problema di salute, e quando invece l'allarmismo è eccessivo?

L’allarmismo ormai è dilagante perché qualche anno fa c'è stato l’abbassamento dei valori soglia degli esami sul colesterolo, con target molto ambiziosi. Ma è più importante valutare come è ripartito tra HDL LDL e trigliceridi rispetto al valore grezzo del colesterolo totale, che può essere ingannevole.


Quali alimenti hanno un impatto concreto sui livelli di colesterolo, in positivo e in negativo?

Hanno un impatto positivo tutti i grassi insaturi come l’olio extravergine di oliva, la frutta secca e il pesce azzurro.

L’ impatto maggiormente negativo è invece causato dai grassi trans, cioè oli e grassi idrogenati come la margarina. E in generale sono dannosi tutti i prodotti industriali in busta, come le patatine e le merendine.


Grassi saturi, grassi insaturi, trigliceridi: ci aiuti a fare ordine?

I grassi insaturi sono i grassi buoni che alzano il livello dell'HDL cioè del colesterolo buono, che pulisce le arterie.

Quelli saturi alzano invece i valori dell’LDL, il colesterolo cattivo, che causa placche con aumento del rischio di infarto e ictus, e dunque vanno consumati con moderazione. Sono contenuti nella carne rossa nel latte, per esempio.

I trigliceridi sono un modo dell'organismo per immagazzinare energia, accumulano cioè le calorie inutilizzate come energia di riserva. Sono contenuti soprattutto negli alimenti di origine animale.


Esistono "superfood" che davvero aiutano a ridurre il colesterolo cattivo?

Più dei superfood, è sempre più impattante la costanza, la quotidianità e un certo stile di vita, che tiene anche conto del consumo di alcol e del fumo.

Circa il 30% del colesterolo è esogeno, non è prodotto dal fegato, ma arriva dall'esterno e dunque lo controlliamo noi attraverso l’alimentazione e lo stile di vita sano, in cui l’attività fisica ha un’enorme importanza.


È possibile gestire il colesterolo alto solo con correzioni dello stile di vita, o spesso serve anche un supporto farmacologico?

È difficile rispondere in generale, ma per pazienti con uno stile di vita non particolarmente sano, si potrebbe valutare per almeno 6 mesi, o un anno, di cambiare le loro abitudini - alimentari e non - prima di ricorrere ai farmaci, che comunque hanno degli effetti collaterali.


Se dovessi dare un unico consiglio pratico a chi vuole prendersi cura del proprio colesterolo a tavola, quale sarebbe?

Scegliere i prodotti vivi, quelli integrali, i legumi. E limitare quelli industriali confezionati e processati.


Esiste un modo per mangiare bene, in modo sostenibile, senza trasformare ogni pasto in un calcolo?

Certamente: se scelgo di eliminare alcuni tipi di alimenti processati dalla mia dieta (junk food, margarina, prodotti in busta), preferendo alimenti di qualità, posso evitare di calcolare i grammi o di pesare il cibo.

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