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Gli Antagonisti di Melle, in Valle Varaita: "Siamo tornati per fare impresa e comunità"

Aggiornamento: 7 giu

Torino, 29.5.2024

Gli Antagonisti di Melle, in Valle a creare un'impresa e una comunità
Gli Antagonisti di Melle, in Valle a creare un'impresa e una comunità

Birrai senza birrificio, "ruttano idee" e le concretizzano tutte in un’andata e ritorno che per risultati ha del sorprendente. Hanno iniziato emigrando verso la città, come tanti, per poi invertire la rotta e tornare 12 anni fa in un paesino di 220 abitanti (300 sulla carta) a 700 metri di altitudine: Melle, in Valle Varaita. Come pochi.

Non si chiamano Antagonisti per caso. “Antagonisti perché abbiamo voluto sfidare l’idea che fosse impossibile fare impresa in un piccolo paesino della Valle Varaita”, dichiarano subito sul loro sito. “Contrariamente al pensiero comune, ci siamo rifiutati di lasciare il nostro paese alla ricerca di un’opportunità lavorativa. L’unico modo per rimanere era quello di crearla”. Se ci sono riusciti? Altroché, attraendo anche altre persone nella nascita di un’impresa e di una comunità.

“Un’impresa nell’impresa”, ammette Chicco, Enrico Ponza all’anagrafe. Faticoso? “Bisogna farsi il doppio del culo, per via del problema del clima, degli spostamenti, dell’isolamento. Ma sono tornato a fare impresa e comunità”. E direi che entrambe le cose gli sono riuscite, visto che a Melle sono comparsi i giovani, hanno riaperto l’asilo nido e che lo scorso anno il saldo demografico registrava più otto nuovi abitanti.

Antagonisti Gipsy Brewers è un’azienda aperta da Chicco e dall’amico Fabio Ferrua, un piccolo miracolo imprenditoriale che oggi conta 14 dipendenti a gestire 2 locali (pub ristorante e bar gelateria), un ostello e un orto. Oltre all’idea delle birre senza il birrificio. “Contattiamo i birrifici già esistenti sul territorio, valutandone la qualità e usiamo le nostre ricette. Ora stiamo lavorando bene col birrificio agricolo 'La Granda', che usa malti italiani ed è tecnologicamente abbastanza avanzato, che vuol dire che non necessita di tanta acqua per la produzione di birre”. Tradotto in litri, la proporzione è di un litro di birra con 3 o 4 litri di acqua, grazie all’impiantistica e ai lavaggi senza sprechi, mentre i piccoli birrifici hanno un rapporto di 1 a 8.

“Produciamo birre di stile inglese – continua Chicco – che vengono confezionate in lattine di alluminio, sapendo di dover sfatare molti pregiudizi nei confronti di questo materiale”. E figuriamoci se la cosa li spaventa. “Abbiamo scelto l’alluminio per vari motivi: innanzitutto perché in Italia siamo bravissimi a riciclarlo, poi perché è meno energivoro e più leggero ed economico da trasportare rispetto al vetro. Vetro che, con la guerra in Ucraina, è diventato un materiale raro. Inoltre la nostra birra, che non è pastorizzata ed è dunque viva, nell’alluminio conserva meglio le sue qualità perché non prende luce, e dunque non diventa difettosa. E la lattina permette anche uno scambio di ossigeno minore rispetto al tappo delle bottiglie di vetro”. Aggiungiamo poi che nel frigorifero le lattine occupano meno spazio perché si possono impilare, e che si raffreddano più velocemente, in circa 20 minuti, mentre il vetro ha bisogno di un’ora e mezza e la riabilitazione delle lattine di alluminio è completa.

A questo punto, che tipologie di birre confezionate nelle lattine? “Abbiamo in questo momento 4 referenze, tutte molto pulite e molto semplici, non microfiltrate: la 21, che è una Summer Ale leggera con profumi esotici, beverina, con luppoli di tipologia americana, la Armaros, versione ambrata, più strutturata, con malti caramellati e un buon equilibrio luppolo-malto, la F**k I.P.A., più profumata con corpo strutturato e retrogusto amaro, e la Anastro, birra scura, complessa, a doppio malto, pastosa e avvolgente”. Dove le trovate? Tutte sugli scaffali di Verdessenza, ovviamente.

E poi ci sono le birre più particolari: per il ‘lievitista’ pizzaiolo gourmet Massimiliano Prete, producono la birra da focacce, utilizzando gli scarti di focaccia lievitata minimo 24 ore prodotta dalle due pizzerie Sestogusto di Torino, racconta Chicco, che, d’altronde è stato il birraio della birra Biova prima versione, quando recuperava pane invenduto dai panettieri. E, infine, per l’autunno arriverà la birra alla zucca. Ma c’è ancora tempo.

Se nel frattempo la curiosità vi spinge ad andare a dormire nell’ostello Antagonisti, sappiate che, usando la parola magica VERDESSENZA, gli Antagonisti di Melle vi accoglieranno con una birra in omaggio.

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